Le cure palliative nel fine vita, quando attivarle.

Ogni giorno i professionisti sanitari si trovano di fronte l’annosa questione del fine vita e delle cure palliative.

In quasi ogni ambito il professionista si trovi ad esercitare la sua professione può  imbattersi in pazienti terminali e QUANDO NON È PIÙ POSSIBILE GUARIRE BISOGNA PRENDERSI CURA DEL PAZIENTE E DEI SUOI FAMILIARI.

LA LEGGE 38/2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” ci fornisce una prima definizione di chi è il malato terminale e cosa sono le cure palliative, riportiamo di seguito parti dell’articolo:

«cure palliative»: l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti
sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei
pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi
infausta, non risponde più a trattamenti specifici;

«malato»: la persona affetta da una patologia ad andamento cronico ed evolutivo, per la
quale non esistono terapie o, se esse esistono, sono inadeguate o sono risultate inefficaci ai
fini della stabilizzazione della malattia o di un prolungamento significativo della vita, nonché la persona affetta da una patologia dolorosa cronica da moderata a severa;

IL paziente oncologico e con patologia cronica ha un impatto emotivo molto alto sia sui professionisti che sui familiari che molto spesso non riescono da soli a poter gestire in sicurezza il decorso della malattia, sempre la suddetta legge ha indicato i luoghi di cura di questa tipologia di pazienti.

Sono stati individuati 4  nodi : ospedale, ambulatorio, hospice e domicilio.

La rete è costituita da nodi e da interconnessioni, dove i nodi sono rappresentati dai setting in cui operano equipe multiprofessionali e le interconnessioni sono rappresentate dalle modalità organizzative adottate, condivise tra tutti i nodi della rete, per perseguire i comuni obiettivi di assistenza al paziente, alla sua famiglia e di continuità assistenziale.

In tale contesto il lavoro di equipe assume una rilevanza fondamentale e richiede un costante sforzo di integrazione professionale e organizzativa per la definizione e la realizzazione del piano di cura personalizzato RER DGR:1170/2017.

Cio che risulta particolarmente difficile al professionista è attivare correttamente il percorso di cure palliative, sia per un scarsa cultura e sia per una scarsa formazione universitaria, cio che risulta fondamentale è chiarire che le intraprendere un percorso di cure palliative non significa non fare nulla ma significa rimodulare e rimodellare la terapia e il processo assistenziale, personalizzandolo sul paziente  terminale.

QUANDO ATTIVARLE?

Il team oncologico dovrebbe eseguire la corretta identificazione dei malati suscettibili di cure palliative ad ogni visita per i seguenti elementi clinici:
1. Sintomi non controllati
2. Distress collegato alla diagnosi di tumore e/o terapia
3. Severe comorbidità di tipo fisico, psichiatrico e
psicosociale
4. Aspettativa di vita < a 6-12 mesi
5. Preoccupazione del malato o famiglia circa l’andamento
della malattia
6. Richiesta diretta di trattamenti palliativi

Pz oncologici con aspettativa < a 6 – 12 mesi:
• Tumori solidi metastatici
• Performance status limitato (ECOG >=3 ; KPS <= 50%)
• Ipercalcemia
• Metastasi cerebrali
• Delirio
• Sindrome della vena cava superiore
• Compressione midollare
• Cachessia
• Insufficienza epatica e/o renale
• Versamenti di origine neoplastica.

Cure Palliative e Codice Deontologico.

Quando parliamo di cure palliative di biotestamento e di fine vita,  il codice deontologico rappresenta per l’infermiere una guida che  indirizza verso i comportamenti adeguati e le giuste decisioni da prendere.

Ecco gli articoli più pregnanti:

Art. 5 – Questioni etiche
L’Infermiere si attiva per l’analisi dei dilemmi etici e contribuisce al loro approfondimento
e alla loro discussione. Promuove il ricorso alla consulenza etica e al confronto, anche
coinvolgendo l’Ordine Professionale.

Art. 15 – Informazioni sullo stato di salute
L’Infermiere si assicura che l’interessato o la persona da lui indicata come riferimento,
riceva informazioni sul suo stato di salute precise, complete e tempestive, condivise con
l’equipe di cura, nel rispetto delle sue esigenze e con modalità culturalmente appropriate.
Non si sostituisce ad altre figure professionali nel fornire informazioni che non siano di
propria pertinenza.

Art. 17 – Rapporto con la persona assistita nel percorso di cura
Nel percorso di cura l’Infermiere valorizza e accoglie il contributo della persona, il suo
punto di vista e le sue emozioni e facilita l’espressione della sofferenza.
L’Infermiere informa, coinvolge, educa e supporta l’interessato e con il suo libero
consenso, le persone di riferimento, per favorire l’adesione al percorso di cura e per
valutare e attivare le risorse disponibili.

Art. 18 – Dolore
L’Infermiere previene, rileva e documenta il dolore dell’assistito durante il percorso di cura.
Si adopera, applicando le buone pratiche per la gestione del dolore e dei sintomi a esso
correlati, nel rispetto delle volontà della persona

Art. 20 – Rifiuto all’informazione
L’Infermiere rispetta la esplicita volontà della persona assistita di non essere informata
sul proprio stato di salute. Nel caso in cui l’informazione rifiutata sia necessaria per
prevenire un rischio per la salute di soggetti terzi, l’Infermiere si adopera a
responsabilizzare l’assistito, fornendo le informazioni relative al rischio e alla condotta
potenzialmente lesiva.

Art. 24 – Cura nel fine vita
L’Infermiere presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona
assistita. Riconosce l’importanza del gesto assistenziale, della pianificazione condivisa
delle cure, della palliazione, del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale e
spirituale.
L’Infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento della persona assistita
nell’evoluzione finale della malattia, nel momento della perdita e nella fase di elaborazione del lutto.

Art. 25 – Volontà di limite agli interventi
L’Infermiere tutela la volontà della persona assistita di porre dei limiti agli interventi che
ritiene non siano proporzionati alla sua condizione clinica o coerenti con la concezione di qualità della vita, espressa anche in forma anticipata dalla persona stessa.

Ciò che come piccola pagina di informazione sanitaria  ci preme dire è che ogni professionista deve sempre RISPETTARE L’AUTODETERMINAZIONE DEL PAZIENTE, SOLTANTO COSI, AVREMO DELLE CURE UMANIZZATE.

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