La Music-Therapy nelle Terapie Intensive: gestione infermieristica del delirium

Proponiamo un estratto della tesi di un infermiere neo-laureato che ha discusso la propria tesi sull’utilizzo della Music Therapy nella gestione del paziente affetto da delirium in terapia intensiva.

Il delirium è una condizione sindromica la cui fisiopatologia è multifattoriale, motivo per cui un approccio monocausale è scorretto.

Dal punto di vista clinico il delirium rappresenta una delle sfide più difficili sia in geriatria che in terapia intensiva, una sfida che richiederà un enorme impegno negli anni a venire.

Il delirium continuerà a rappresentare un importante fardello economico per la società, un temibile fattore di rischio di mortalità a breve e lungo termine.

Ecco l’estratto della Tesi con articoli significativi.

Dalla Revisione della letteratura sono state individuate diverse strategie per ridurre lo stress e l’ansia del paziente con delirium,e anche se non vi sono abbastanza evidenze scientifiche per definire quali siano più efficaci, da tutti gli studi si evince la necessità di mettere in pratica gli interventi non farmacologici.

Gli studi analizzati hanno fornito forte evidenze su come l’utilizzo di interventi di natura non farmacologica possano ridurre sensibilmente l’incidenza del delirium nella popolazione anziano ospedalizzata.

Riportiamo gli articoli scientifici più significativi:

1 Decreasing Delirium through Music (DDM) in critically ill, mechanically ventilated patients in the intensive care unit.

In questo studio sono stati reclutati 60 pazienti 1 gruppo sottoposto ad ascolto di musica personalizzata 1 gruppo ascoltava musica rilassante non personalizzata  e 1 gruppo ascoltava audiolibri. Dopo la sessione musicale i pazienti vengono valutati dal personale di ricerca per circa 90 giorni attraverso l’utilizzo delle scale del delirium. Risultati: l’ascolto musicale ha dimostrato di attivare aree del cervello coinvolte con la memoria, le funzioni cognitive e le emozioni. Riducendo la disfunzione cerebrale e aumentando l’attività nelle aree legate alla memoria, la musica potrebbe aiutare a mantenere la funzione cognitiva,in particolare nelle persona anziane che soffrono di malattie o lesioni gravi.

2 Effects of Music Intervention on State Anxiety and Physiological Indices in Patients Undergoing Mechanical Ventilation in the Intensive Care Unit.
Studio controllato randomizzato che confronta il trattamento di 85 pazienti. Nel presente studio sono stati utilizzati livelli di cortisolo, questionari soggettivi e parametri fisiologici per esplorare gli effetti ansiolitici dell’intervento musicale in terapia intensiva. Tra i pazienti ricoverati in terapia intensiva 41 sono stati assegnati in modo casuale all’intervento musicale e quindi hanno ascoltato la musica e 44 al gruppo di controllo, i quali non hanno ascoltato la musica. L’ansia è stata misurata utilizzando i livelli di cortisolo nel siero,the Cinese Version of the state-Trait Anxiety Inventory,la scala analogica visiva per l’ansia, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Lo studio ha dimostrato che i pazienti che hanno ascoltato la musica hanno avuto punteggi significativamente migliori rispetto al gruppo che non ha ascoltato la musica con l’unica eccezione della pressione arteriosa. Grazie al basso costo dell’intervento musicale e la facilità di amministrazione, gli infermieri potrebbero voler utilizzare la musica per ridurre lo stress e l’ansia e prevenire il delirio nei pazienti ricoverati in terapia intensiva. Una singola sessione di 30 min potrebbe funzionare immediatamente senza effetti negativi. Tuttavia la durata dell’effetto non è ancora chiara, pertanto l’umore del paziente va valutato dopo l’intervento musicale.

3 The implementation of a non-pharmacologic protocol to prevent intensive care delirium.

Studio caso controllo che valuta l’incidenza degli interventi non farmacologici che sono stati inseriti all’interno del protocollo quali: musicoterapia, apertura/chiusura delle tapparelle, riorientamento, stimolazione cognitiva, tappi per le orecchie e maschera per gli occhi. I pazienti sono stati valutati tra settembre 2013 e aprile 2014, con 230 e 253 pazienti inclusi in ciascuna fase. C’è stata una riduzione del 50,6% del tempo trascorso in terapia intensiva da parte dei pazienti aventi delirio. L’implementazione di un protocollo di prevenzione del delirio non farmacologico ha comportato una diminuzione significativa della percentuale di tempo trascorso in terapia intensiva da parte dei pazienti aventi delirio. Difatti il protocollo ha ridotto le probabilità di sviluppare delirio del 57%.

Molto spesso i pazienti con delirium non vengono riconosciuti da personale sanitario,preferendo come prima scelta di trattamento la terapia farmacologica invece di mettere in atto strategie di prevenzione.

Ragione per cui, in una logica di sensibilizzazione e di formazione continua non occorrerebbero “delirium rooms”, cioè spazi dedicati per trattare pazienti con delirium, ma luoghi normali dove si impara a discutere in un’ottica di condivisione sulle condizioni cliniche del paziente. Si potrebbe arrivare in un secondo momento ad individuare figure di riferimento all’interno dell’equipe (una sorta di “tutor” del delirium che magari potrebbe essere assunta da un infermiere).

Ringraziamo vivamente l’autore della tesi.

Autore :Sottile Domenico Alex.

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