KPC. Il batterio che sta invadendo le nostre corsie. Di cosa si tratta?

Si chiama Kpc, acronimo di Klebsiella pneumoniae carbapenemasi-produttrice, ed è il super batterio piu’ pericoloso in Italia poichè  in più della metà dei casi è ormai resistente a tutti gli antibiotici e può condurre alla morte.

Le persone più rischio di essere colpite dai super batteri sono quelle con malattie che riducono gravemente le difese immunitarie contro le infezioni, soprattutto se ricoverati in ospedale o residenze sanitarie.

Il Kpc è uno dei batteri multi-resistenti che si sta diffondendo in Europa e che si fa sempre più difficile da debellare.
E’ un batterio Gram-negativo altamente farmacoresistente che causa infezioni associate a significativa morbilità e mortalità essendo diventato resistente all’ultima classe di farmaci, la più potente, ovvero i carbapenemi (antibiotici per anni considerati l’ultima frontiera terapeutica). Su questo microrganismo gli antibiotici che noi usiamo ordinariamente non funzionano più.

Sebbene i KPC non rappresentino il primo o l’unico meccanismo di resistenza ai carbapenemi, essi sono notevoli perché spesso non vengono rilevati dallo screening di suscettibilità di routine e possiedono un eccezionale potenziale di disseminazione.

Oltre alle sfide di controllo delle infezioni che sono sorte, le infezioni causate da questi organismi presentano ai clinici seri problemi di trattamento, a causa delle limitate opzioni antibiotiche.

Gli innumerevoli sforzi in corso per affrontare questa tipologia di batteri al momento  sono concentrati su 

  • migliori pratiche di controllo delle infezioni potenziali;
  • migliori metodi di screening;
  • miglior utilizzo di antibiotici esistenti e sviluppo di nuovi antimicrobici.

Nel 2009, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno pubblicato un rapporto sui batteri produttori di KPC in cui il termine Enterobacteri resistenti ai carbapenemi (CRE) è stato proposto come più accurato, poiché si è compreso che molteplici specie di batteri Gram-negativi possono ospitare l’elemento resistente KPC. Tuttavia spesso viene usata la terminologia “KPC”, data la preponderanza in letteratura dell’utilizzo di questo termine fino ad oggi.

Caratteristiche cliniche dei KPC

Le infezioni causate da K pneumoniae produttrici di KPC sono state associate ad un aumento dei costi e della durata del ricovero nonché a frequenti insuccessi del trattamento e morte. 

I fattori di rischio per l’infezione comprendono l’età avanzata, gravi malattie, precedenti trattamenti con antibiotici, trapianti di organi o cellule staminali, ventilazione meccanica e lunghi soggiorni in ospedale.

I rapporti sono contrastanti sul fatto che il precedente uso di carbapenem sia associato allo sviluppo di infezioni causate da batteri produttori di KPC.

In almeno uno studio, l’uso precedente di fluorochinolone e cefalosporine ad ampio spettro erano entrambi associati indipendentemente con l’infezione o la colonizzazione con KPC.

Trasmissione nosocomiale e sfide nel controllo delle infezioni

Le Enterobacteriacee sono tra le principali cause di infezioni nosocomiali. L’identificazione precoce dei batteri produttori di KPC con test in vitro è di fondamentale importanza per il successo degli sforzi di controllo delle infezioni.

In un setting appropriato, la sorveglianza attiva può migliorare il controllo delle infezioni rilevando la colonizzazione e prevenendo la diffusione orizzontale.

Uno studio condotto su 36 pazienti in una unità di terapia intensiva (ICU) a New York durante un’epidemia di KPC ha rivelato che il 39% di tutti i pazienti aveva colonizzazione gastrointestinale mentre solo il 14% era stato identificato da una precedente cultura clinica.

Il CDC ha pubblicato le linee guida per la sorveglianza nel marzo 2009 raccomandando l’uso della sorveglianza attiva nei focolai. 

Gli sforzi aggressivi per il controllo delle infezioni sono stati efficaci nel ridurre i tassi di infezioni con i batteri che producono KPC nelle unità di terapia intensiva e negli ospedali per acuti a lungo termine.

Interventi combinati, tra cui la pulizia ambientale migliorata, la sorveglianza attiva attraverso esami colturali e le precauzioni da contatto, nonché la gestione antimicrobica sono importanti per il controllo dei batteri produttori di KPC.

Le opzioni antimicrobiche sono generalmente limitate alle polimixine, alla tigeciclina e meno spesso agli aminoglicosidi.

Al momento del ricovero è opportuno identificare eventuali colonizzazioni in pazienti che presentano rischi specifici. Tali pazienti dovranno essere sottoposti a screening mediante tampone rettale al momento del ricovero.

Sintesi delle misure da adottare per la prevenzione e il controllo della diffusione di enterobatteri produttori di carbapenemasi

 

 

 

Fonte:

Emergence of Klebsiella pneumoniae Carbapenemase (KPC)-Producing Bacteria

https://www.clinicalmicrobiologyandinfection.com/article/S1198-743X(17)30499-8/fulltext

Indicazioni Pratiche Diagnosi Gestione e Controllo CPE – Emilia Romagna

 

 

 

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