“Infermiere Infermieri Lupus”. Chi è il vero nemico degli infermieri?

Molte volte ci siamo chiesti il reale motivo per cui la professione infermieristica non sia mai riuscita ad ottenere il riconoscimento sociale, culturale ed economico che merita.

Il professionista infermiere si trova di fronte ad un salario a dir poco vergognoso se comparato alla formazione che deve sostenere e alle responsabilità che pesano sulle sue spalle.  Ogni giorno le sue decisioni possono modificare, positivamente o negativamente, la vita di altre persone.

La sua vita privata viene spesso messa in secondo piano. Non di rado, per necessità o per coscienza, è costretto a portarsi il lavoro a casa. Sottoposto a turni di lavoro massacranti, con riposi e ferie negati per carenza di personale.

Lavora di notte, per 10-12 ore con la responsabilità di 20-30 persone che stanno male e per le quali lui rappresenta l’unica figura di riferimento, l’unica garanzia per la loro salute e a volte anche per la loro vita. 

Per lui non esistono weekend, feste, ricorrenze: gli ospedali non chiudono mai, almeno per infermieri e pazienti.

Tutto questo gli permette a fine mese di portare a casa (quando riesce a tornarci) lo stipendio di un comune operaio (quando gli va bene e riesce ad ottenere tutte le indennità).  

Piccoli inciso: Gli infermieri italiani sono considerati i più preparati in Europa, ed allo stesso tempo percepiscono lo stipendio più basso tra i colleghi europei.

Cosa dire invece della considerazione sociale del dottore in infermieristica?

Purtroppo troppo spesso la società  ed in particolare i pazienti, gli stessi che consapevolmente o meno gli affidano la loro vita nel momento stesso in cui entrano in reparto, non riconoscono all’Infermiere il giusto ruolo ed il rispetto che gli è dovuto. Lo considerano alla stregua di un cameriere, un mero esecutore di ordini e prescrizioni.

Perchè non siamo ancora riusciti a superare tutto questo?

Per trovare spiegazioni all’impasse in cui si trova ormai da tempo la professione infermieristica sono stati trovati diversi capri espiatori:

E’ colpa delle aziende e dei dirigenti che sfruttano l’Infermiere al fine di risparmiare sulle spese e spartirsi tra loro gli stessi  risparmi sotto forma di ” premi produttività”.

E’ colpa dei medici che, senza una ragione concreta, tentano in ogni modo di ostacolare il progresso della professione infermieristica. Aggrappandosi, con le unghie e con i denti, alle riminiscenze di una visione medicocentrica della sanità che, alle soglie del 2020, non fa bene a nessuno, tanto meno ai medici stessi.

E’ colpa degli Oss che spesso dimenticano quale sia il loro vero mandato professionale, che rivendicano un autonomia a convenienza. Non possono cambiare un pannolone da soli (se si tratta di un paziente “complesso”), ma all’occorrenza aggiungendo qualche “S” possono tranquillamente (allo stesso paziente) praticare un’ iniezione intramuscolare.

 

Per colpa di chi chi chi chi chichichirichi, come canta il famoso Zucchero.

 
Forse dovremmo smettere di dare la colpa agli altri e fare un esame di coscienza. Siamo la professione più rappresentata in sanità e non siamo mai stati in grado di farci sentire. Dovremmo iniziare a pensare a quello che facciamo noi stessi invece di  scaricare la frustrazione della nostro mancato riconoscimento professionale sugli altri.
 
Iniziamo a pensare che ognuno di noi nel suo operato di ogni giorno, quando si interfaccia con pazienti, famigliari, medici o altri professionisti; non rappresenta soltanto se stesso ma l’intera categoria.
 
Assumiamoci le nostre responsabilità, studiamo sempre di più, facciamoci trovare sempre più pronti e preparati. Sicuri delle nostre conoscenze, capaci di comunicare e confrontarci senza farci prevaricare ma portando sempre avanti le evidenze.

Rispettiamo tutti ma impariamo ad esigere rispetto per noi stessi e per l’intera categoria che rappresentiamo.  Poniamoci al fianco dei medici e degli altri professionisti, mai al di sotto, prendiamo consapevolezza del nostro ruolo e della nostra importanza all’interno del team.
 
La complementarietà di tutte le figure professionali che girano intorno al paziente è condizione indispensabile per ciascuna ed unico mezzo per raggiungere il successo terapeutico e la conseguente soddisfazione professionale.
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