Cos’è il Burnout? Come possiamo difenderci?

Burnout, in inglese, significa «bruciato». Ed è quello che ti può succedere quando fai un lavoro a contatto con la gente in cui lo scopo principale è aiutare gli altri.
La sindrome di burnout o «dell’esaurimento da lavoro» è la risposta ad uno stress emotivo cronico e persistente, caratterizzato da esaurimento fisico ed emotivo, tendenza a considerare le persone come oggetti, sensazione di perdita di significato del proprio operato e ridotta produttività. In genere colpisce coloro che sono impiegati nelle professioni di aiuto, nelle emergenze, nel sociale come medici, infermieri, poliziotti, vigili del fuoco, assistenti sociali, caregiver , ma può colpire anche altre categorie di lavoratori, quella forza lavoro iperattiva, iperconnessa e schiacciata da mille impegni tra lavoro e famiglia. Le donne sarebbero più esposte degli uomini al pericolo di esaurimento psico-fisico.


Come nasce il Burnout?

L’eccessiva pressione del lavoro, degli utenti o dei clienti di cui si deve occupare, insieme ad uno smisurato senso del dovere accendono la miccia: inizia un processo di logoramento psicofisico a causa della mancanza di energie. Non si è più in grado di sopportare lo stress accumulato e la vita ed i problemi degli altri si mescolano con quelli del lavoratore fino ad arrivare ad un punto in cui non si sa più dov’è la linea di confine che separa gli uni dagli altri.

Le Fasi del Burnout

Si possono distinguere diverse fasi nella sindrome del burnout. Ad esempio, in un operatore sanitario che, come dicevamo, è il più esposto alla patologia (ma vale anche per le altre figure professionali interessate), il processo si sviluppa in questo modo:

  • una fase in cui prevale l’entusiasmo di avere scelto una professione dedicata agli altri;
  • un secondo momento di stagnazione in cui il lavoratore viene sottoposto ad un carico di stress eccessivo e comincia a rendersi conto che la realtà non coincide con ciò che si aspettava. Iniziano a diminuire l’entusiasmo e il senso di appagamento;
  • una terza fase di frustrazione in cui prevalgono i sentimenti di inutilità, di insoddisfazione, di inadeguatezza, di sfruttamento, di scarsa riconoscenza verso il proprio lavoro. Può aumentare l’aggressività verso gli altri e la voglia di evitare il luogo di lavoro;
  • una quarta fase di apatia in cui non ci sono più né interesse né passione per il proprio lavoro. Prevale la più totale indifferenza.

Sindrome del burnout: quali conseguenze?

Ma quali possono essere le conseguenze se il problema non lo si affronta per tempo?

Tra gli effetti psicologici del burnout si possono segnalare:

  • l’esaurimento emotivo;
  • la perdita della personalità;
  • la riduzione della propria realizzazione personale e professionale;
  • la necessità di fuggire dall’ambito lavorativo;
  • la perdita di entusiasmo e di interesse per l’attività che si svolge;
  • la frustrazione e insoddisfazione;
  • la mancanza di empatia nei confronti delle persone di cui si occupa.
  • reazioni negative verso familiari e colleghi

Tutto questo si riflette anche sul lato fisico. Infatti, la sindrome del burnout può provocare:

  • gastrite;
  • cefalee;
  • tachicardia;
  • insonnia;
  • depressione.
  • irritabilità
  • inappetenza

Non sono mancati, purtroppo, i casi in cui tutto ciò sfocia in gesti estremi come l’abuso di alcol o di droghe e l’aumento del rischio di suicidio. Va da sé che se la sindrome degenera si può trasformare in una malattia invalidante.

Le cause del Burnout

Spesso si crede che il Burnout sia un problema del singolo individuo tuttavia vari studi hanno dimostrato invece che il burnout non è un problema dell’individuo in sé, ma del contesto sociale nel quale opera.

Il lavoro (contesto, contenuto, struttura, ecc) modella il modo in cui le persone interagiscono tra di loro e il modo in cui ricoprono la propria mansione. Quando l’ambiente di lavoro non riconosce l’aspetto umano del lavoro, il rischio di burnout aumenta. Inoltre il burnout non è affatto un problema che riguarda solo chi ne è affetto, ma è una “malattia” contagiosa che si propaga in maniera altalenante dall’utenza all’équipe, da un membro dell’équipe all’altro e dall’équipe agli utenti e può riguardare quindi l’intera organizzazione.

Alcune delle cause specifiche sono:

  • Ambiguità di ruolo: insufficienza di informazioni in relazione ad una determinata posizione
  • Conflitto di ruolo: esistenza di richieste che l’operatore ritiene incompatibili con il proprio ruolo professionale 
  • Sovraccarico: quando all’individuo viene assegnato un eccessivo carico di lavoro o un’eccessiva responsabilità, che non gli permettono di portare avanti una buona prestazione lavorativa 
  • Mancanza di stimolazione: si riferisce alla monotonia dell’attività lavorativa 
  • Struttura di potere: riguarda il modo in cui si stabiliscono i processi decisionali e di controllo nell’ambito lavorativo, ovvero la possibilità dell’individuo di partecipare alla presa di decisione
  • Turnazione Lavorativa: La turnazione e l’orario lavorativo possono favorire l’insorgenza della sindrome; questo avviene più frequentemente nel personale infermieristico, essendo questo più soggetto ad un dispendio di energie psicofisiche, rispetto al personale medico. 
  • Retribuzione inadeguata.

Come possiamo difenderci dal Burnout?

La risoluzione del fenomeno dovrebbe essere affrontata sia a livello organizzativo che a livello individuale; Oggi il Burnout rappresenta un rischio troppo elevato per ogni contesto organizzativo: i costi economici, la produttività ridotta, i problemi di salute e il generale declino della qualità della vita personale o lavorativa (tutte possibili conseguenze di questa sindrome) sono un prezzo troppo alto da pagare. E’ dunque consigliabile l’adozione di un approccio preventivo per affrontare il problema.

Il modo migliore per prevenire il Burnout è sicuramente puntare sulla promozione dell’impegno nel lavoro. Ciò non consiste semplicemente nel ridurre gli aspetti negativi presenti sul posto di lavoro, ma anche nel tentare di aumentare quelli positivi. Le strategie per aumentare l’impegno sono quelle che accrescono l’energia, il coinvolgimento e l’efficacia, sostenendo i lavoratori, permettendo loro di affermarsi tra i loro colleghi, lasciando loro dell’autonomia nelle decisioni da prendere ed offrendo loro un’organizzazione del lavoro chiara e coerente

Cosa possiamo fare noi per non cadere nel Burnout?

Conoscere le proprie motivazioni:

  • Conoscere i propri limiti e i limiti del servizio
  • Adeguare le proprie aspettative alla realtà
  • Badare alla salute fisica

Controllare lo stress:

  • Stabilire obiettivi chiari e precisi per il controllo dello stress
  • Programmare le strategie per raggiungere tali obiettivi
  • Realizzare con gradualità ciò che si è programmato
  • Verificare regolarmente obiettivi e strategie
  • Gratificarsi per i risultati ottenuti nel controllare lo stress

Programmare la propria crescita professionale e personale

D.G.



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