Appropriatezza, questa sconosciuta.

In sanità il termine appropriatezza è la misura di quanto una scelta o un intervento diagnostico o terapeutico sia adeguato rispetto alle esigenze del paziente e al contesto sanitario. Un intervento diagnostico o terapeutico risulta appropriato nel momento in cui risponde il più possibile, relativamente al contesto in cui si colloca, ai criteri di efficacia, sicurezza ed efficienza.

Il concetto di appropriatezza fa riferimento principalmente al momento decisionale dell’atto medico. Da ormai un po’ di anni questo concetto è caduto sempre più nel dimenticatoio facendo così largo alla ormai consolidata prassi di “nel dubbio tutto a tutti”. Complice senz’altro l’accanimento selvaggio nei confronti dei professionisti sanitari, da parte dei cittadini e di società che ci lucrano sopra. Tutto ciò sfocia nella a noi tanto cara medicina difensiva, con conseguente dilatazione dei tempi d’attesa e lievitazione dei costi a carico del SSN.

Gli interventi erogati per la diagnosi e il trattamento di una determinata condizione clinica sono da considerare appropriati qualora una prestazione di dimostrata efficacia sia fornita avendo identificato correttamente: i pazienti che ne possono beneficiare; il setting assistenziale più idoneo, comprese le caratteristiche dei professionisti coinvolti; e il momento che, all’interno della storia naturale della condizione da trattare, rende più favorevole il profilo beneficio-rischio.
Sulla base di questi principi, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) deve massimizzare la probabilità di ottenere gli effetti desiderati e di ridurre gli sprechi, facendo in modo che i benefici attesi in termini di salute – benessere (aspettativa di vita, riduzione del dolore, riduzione di uno stato ansioso, migliorata capacità funzionale, prevenzione di eventi vascolari, etc) eccedano, con un margine di probabilità sufficientemente ampio, le conseguenze negative dell’intervento stesso (mortalità, morbosità, ansia da anticipazione diagnostica, dolore o discomfort, perdita di giornate lavorative).

L’appropriatezza definisce un intervento sanitario (preventivo, diagnostico, terapeutico,
riabilitativo) correlato al bisogno del paziente (o della collettività), fornito nei modi e nei tempi
adeguati, sulla base di standard riconosciuti, con un bilancio positivo tra benefici, rischi e costi

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