12 maggio : Chi è l’infermiere? Questo sconosciuto

“Se non riesci in alcun modo a prendere l’abitudine di osservare, faresti meglio a smettere la professione di infermiera poiché non è il tuo mestiere, nonostante la tua gentilezza e il tuo desiderio di diventarlo.”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Florance Nightingale

Il 12 maggio è la giornata internazionale dell’infermiere. Ma siamo sicuri di conoscere veramente questo professionista? 

Venne scelta tale data in quanto celebrativa della nascita di Florance Nightingale ( 12 maggio 1820-13 agosto 1910) riconosciuta a livello mondiale come la madre del nursing moderno grazie alla sua intuizione di applicare il metodo scientifico mediante l’utilizzo della statistica. L’evoluzione professionale degli infermieri è stata un continuo divenire, la professione ha sviluppato il proprio corpo di conoscenze; i concetti e le teorie continuano ad evolversi per sostenere e sviluppare sempre di più la componente intellettuale e la componente pratica dell’infermieristica. Ma se si chiede ad un comune cittadino italiano chi siano gli infermieri, egli risponde che sono quelle persone che svolgono un lavoro in corsia su indicazione medica, che guadagnano bene, che hanno poca responsabilità perchè tanto sono tutelati dal medico, che sono degli statali e che quindi in quanto tali hanno un lavoro assicurato a prescindere dal loro operato, che spesso sono svogliati perché non rispondono ai campanelli, che seppur lavorino a turni hanno un sacco di tempo libero. Nonostante l’evoluzione professionale finalizzata alla salute e al benessere, l’evoluzione legislativa e seppur i tempi stiano cambiando, nel collettivo immaginario la figura dell’ infermiere è ancor oggi oggetto di pregiudizi e cliché che poco hanno a che fare con il lavoro che questo professionista svolge quotidianamente in più contesti da quelli prettamente ospedalieri a quelli domiciliari.

L’INFERMIERE PER LA LEGGE

L’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica.

                                                                                                        Profilo Professionale DM 739/94

E’ il professionista la cui professione si basa sul possesso di competenze teorico-tecniche esclusive, autonomia, responsabilità ed etica deontologica; consegue il proprio status attraverso una laurea accademica con possibilità di carriera e di formazione post base. L’infermiere svolge attività terapeutica, palliativa, riabilitativa, educativa e preventiva rivolta all’individuo sano o malato al fine di recuperare o mantenere uno stato di salute adeguato.                                        Nello specifico è il responsabile della gestione e della pianificazione dell’assistenza infermieristica mediante quello che è noto come processo di nursing ovvero un approccio rivolto all’identificazione dei bisogni dell’assistito e alla risoluzione del problema secondo un procedimento metodologico sistemico e scientifico che si sviluppa su 5 fasi.

 

CENNI GIURIDICI 

 Il primo riconoscimento giuridico dell’infermiere risale al 1909 col regio decreto n°615, mentre il regio decreto n° 1265 del 1934 definisce il ruolo dell’infermiere come “professione sanitaria ausiliaria” privo di autonomia decisionale, seguirà il regio decreto n°1310 del 1940 modificato in seguito dal D.P.R. 14 marzo 1974 N. 225 che prevede le mansioni degli infermieri e ribadisce il ruolo di figura totalmente dipendente al volere medico. Seguiranno molteplici legislazioni che porteranno ad una nascita dell’attuale profilo professionale, il D.L. n. 233 del 1946 vede l’istituzione  dell’albo professionale mentre con Legge n. 1049 del 1954 si istituiscono i collegi IPASVI divenuti ordini con la legge “Lorenzin” 3/2018 nella quale la federazione nazionale dei Collegi Ipasvi scompare e al suo posto arriva la FNOPI, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche.                                  Anche l’evoluzione formativa degli infermieri ha visto nell’ arco di 50 anni una radicale innovazione         (1956 legge 1420) se da prima per diventare infermieri era solamente necessario il diploma di scuola media superiore con la legge 124 del 1971 per accedere ai corsi i candidati devono possedere un certificato di ammissione al terzo anno di scuola secondaria superiore e un’età minima di 16 anni. La legge 341/90 vede istituire un nuovo livello formativo con la riforma degli ordinamenti didattici universitari e la nascita del Diploma Universitario triennale dopo un primo periodo di concomitanza con i corsi regionali questi verranno definitivamente chiusi con legge 502 del 30 dicembre 1992, da qui in poi la formazione degli infermieri è ad esclusivo compito degli atenei. 

Ma è il 1994 l’anno dell’inizio del cambiamento per gli infermieri italiani; infatti in tale anno viene emanato il DM 739/94 nel quale si specifica ai fini di legge l’identità professionale dell’infermiere ed inizia il processo di autonomia, composto da 3 articoli, a distanza di più di 20 anni è ancora la pietra miliare della professione infermieristica. Il profilo disegnato dal decreto è quello di un professionista intellettuale, competente, autonomo e responsabile, si definisce l’infermiere come il  responsabile dell’assistenza generale infermieristica, precisandone la natura dei suoi interventi, gli ambiti operativi, la metodologia del lavoro, le interrelazioni con gli altri operatori, gli ambiti professionali di approfondimento culturale e operativo, le cinque aree della formazione specialistica (sanità pubblica, area pediatrica, salute mentale/psichiatria, geriatria, area critica). Ma bisognerà attendere la legge 42/99 per avere una svolta definitiva della professione, la stessa Nightingale sosteneva che la “natura dell’attività infermieristica esigeva un sapere proprio e distinto da quello medico” , con tale legge mediante l’abolizione del mansionario l’infermiere passa da una natura tecnica (professionale) ad una intellettuale (professionista),  pertanto non vi sono più le limitazioni previste dal DPR 225 del 1974 ad esclusione del 6° articolo che specifica le mansioni dell’infermiere generico ormai figura sporadica e prossima all’estinzione, poichè con tale legge vi è l’equipollenza dei diplomi conseguiti in base alla precedente normativa ai diplomi universitari. Inoltre viene sostituita la nomenclatura di “professione sanitaria ausiliaria” con la più autorevole “professione sanitaria” e l’infermiere acquisisce totalmente la responsabilità giuridica del proprio operato sia essa di natura penale, civile e disciplinare.                    L’esercizio della professione, come definito dalla legge stessa, è regolato da:                               – Profilo Professionale dell’Infermiere;                                                                                                                   – Ordinamento didattico del corso di laurea;                                                                                                       – Codice Deontologico dell’Infermiere.

CODICE DEONTOLOGICO 

“Ed è una guida e una regola per garantire la dignità della professione e per questo va rispettato e seguito da tutti. Il Codice è per gli infermieri e degli infermieri. Li rappresenta e li tutela e mette nero su bianco la loro promessa di prendersi cura fatta da sempre ai cittadini”.

                                                                                            Barbara Mangiacavalli, Presidente FNOPI

Il Codice deontologico dell’infermiere non è solo un testo etico, ma un’ effettiva guida legislativa come specificato dalla 42/99, costituisce un punto di riferimento per il singolo e per la collettività in quanto definisce i modelli comportamentali degli infermieri secondo regole di condotta e di indirizzo etico, inoltre identifica il professionista sanitario come responsabile unico dell’assistenza infermieristica. Nato nel 1960 per necessità di veder costruire un’identità professionale e dare una risposta univoca nell’operato al cittadino, unico beneficiario dell ‘assistenza infermieristica, vedrà negli anni una serie di rimodulazioni ed aggiunte fino al 1999, anno in cui si raggiunge un codice deontologico che resterà in vigore per 10 anni senza necessità di rinnovo fino ad oggi, anno in cui si vede l’approvazione del nuovo Codice Deontologico rinnovato ed integrato di leggi, avvenimenti ed all’ avanguardia con i cambiamenti.

 

Purtroppo, a causa di scelte politiche errate, oggi giorno, il cittadino si vede confuso sui chi sia l’infermiere, spesso fatica persino ad identificarlo fra le varie figure di un’ equipe, non ne conosce l’evoluzione formativa ne i campi di applicazione e si attiene a memorie passate di pregiudizi da tempo superati, talvolta tende a denigrarlo e a non fidarsi; vede le mancanze come svogliatezza e non invece come mancanza di personale e di risorse. Nel quotidiano si tende ad identificare nell ‘infermiere tutte quelle figure che nei contesti sanitari vestono con una divisa bianca, siano essi per l’appunto infermieri o OSS o segretarie ( si perchè spesso usano camici bianchi o divise bianche) o tecnici ma se ci si sofferma ad interagire con una di queste persone si possono scoprire molteplici professioni al di là della vecchia dicotomia medico/non medico per l’appunto l’infermiere che è un dottore, dottore in infermieristica ma questa è ancora una questione ancora poco chiara nel contesto sanitario in quanto gli infermieri stessi non “amano” mostrare la loro competenza presentandosi come Dottori  per non creare  confusioni, legate alla definizione del termine stesso, nelle persone e pazienti che assistono. Ma, discorso diverso deve essere rivolto ai colleghi professionisti e Dirigenti delle aziende sanitarie poichè non possono ignorare che la nostra laurea ha pari dignità.                                                                Col cittadino spetta pertanto a noi infermieri farci conoscere e valorizzare la nostra professione spiegando che non siamo da meno rispetto ad altri professionisti con pari titolo universitario ma dei quali il cittadino difficilmente mette in discussione l’operato.  Si dovrebbe far conoscere maggiormente il patto Infermiere – Cittadino, a rafforzare la nostra professione, che ci vede come garanti della loro tutela poichè seppur vecchio di 20 anni rispecchia ancora oggi sia le necessità dell’assistito che i campi di applicazione della nostra professione.  Non bisogna interpretarlo ne spiegarlo all’utente come un demansionamento della professione nel quale l’infermiere deve essere in prima persona a svolgere tali mansioni ma bensì un mezzo mediante il quale l’infermiere ha il ruolo di pianificare queste funzioni  (processo di nursing) secondo un  piano assistenziale individuale ed attribuirle a seconda delle necessità al personale di supporto. Si deve educare il cittadino all’importanza della figura dell’infermiere specificando l’orientamento olistico ai bisogni umani di base  essenziale nelle diverse fasce d’età e presentarlo come colui che è il garante dell’assistenza infermieristica alla persona, che svolge attività relativa all’assistenza terapeutica, palliativa, riabilitativa, educativa e preventiva rivolta all’individuo, alla comunità o alla popolazione. Ciò che quindi sta alla base dell’assistenza infermieristica moderna è la qualità della relazione di cura che si riflette sia nel rapporto con il paziente e la sua famiglia, che all’ interno dell’equipe di lavoro.

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Autrice : Ilenia Possamai

 

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